Investire per i figli: l'unico caso in cui il tempo lavora al massimo
Un neonato ha davanti diciotto anni prima della maggiore età e almeno venticinque prima di avere bisogno di quel capitale. È l'orizzonte più lungo che un risparmiatore incontri nella vita, ed è anche il più facile da sprecare.

L'orizzonte è il vero vantaggio
Nella maggior parte delle decisioni di investimento l'orizzonte è incerto: si dichiara «lungo periodo» e poi arriva una spesa imprevista dopo quattro anni. Un piano intestato a un obiettivo che si manifesterà alla maggiore età di un figlio ha invece una scadenza nota fin dal primo giorno.
Questo cambia due cose. La prima è la tolleranza all'oscillazione: un ribasso del 30% al sesto anno, con dodici anni ancora davanti, ha un significato diverso da quello che avrebbe a diciotto mesi dall'obiettivo. La seconda è l'effetto della capitalizzazione composta, che diventa realmente percepibile solo su orizzonti di questa ampiezza — il tema del lungo termine visto sui dati.
Il rovescio della medaglia è che un orizzonte lungo è anche il più esposto ai cambi di rotta. Diciotto anni contengono almeno tre o quattro fasi di mercato negative, e ognuna è un'occasione per interrompere il piano.
Intestare al genitore o al minore: il nodo pratico
È la prima decisione, e quella che genera più sorprese perché ha conseguenze giuridiche, non solo fiscali.
Conto intestato al minore
Il capitale è giuridicamente del figlio. I genitori lo amministrano, ma ogni atto di straordinaria amministrazione — la vendita di strumenti finanziari lo è di norma — richiede l'autorizzazione del giudice tutelare, con un'istanza motivata e tempi non prevedibili. Al compimento dei diciotto anni il ragazzo dispone liberamente dell'intera somma, senza alcun vincolo di destinazione.
È l'impostazione più protettiva verso il minore e la meno flessibile per chi gestisce. Il ribilanciamento periodico, in questo assetto, diventa materialmente difficile.
Conto intestato al genitore
La gestione resta libera: si compra, si vende, si ribilancia senza autorizzazioni. Il capitale però è a tutti gli effetti del genitore, quindi rientra nel suo patrimonio, nella sua successione e nell'eventuale aggressione dei creditori. Il passaggio al figlio avviene in un secondo momento, ed è qui che si concentra l'aspetto più trascurato di questa impostazione.
Il trasferimento finale non è un bonifico
Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza 18725/2017) hanno stabilito che il trasferimento di una somma di denaro effettuato per spirito di liberalità, senza atto pubblico ricevuto da un notaio alla presenza di due testimoni, è nullo. Fanno eccezione le donazioni di modico valore, dove la modicità si valuta in rapporto al patrimonio del donante, e le dazioni che costituiscono pagamento del prezzo di un bene o di un servizio.
La conseguenza pratica è concreta: una donazione nulla non produce effetti, e alla morte del donante gli eredi possono chiedere al beneficiario la restituzione della somma. Nello scenario tipico di questo articolo — diciotto anni di versamenti da 100 euro e poi il passaggio di alcune decine di migliaia di euro al figlio maggiorenne — le due fasi hanno un trattamento diverso: i versamenti ricorrenti di importo contenuto rientrano nella normale prassi familiare, il trasferimento finale del montante di norma no. La franchigia di un milione di euro fra genitore e figlio riguarda l'imposta di donazione ed è una questione distinta dalla validità dell'atto: una donazione esente resta comunque nulla se manca la forma richiesta.
Nella pratica molti scelgono questa seconda strada e mantengono la destinazione come impegno dichiarato, non come vincolo giuridico. È una scelta che va fatta consapevolmente: cambia chi controlla il denaro e cambia quando.
Perché il PAC è il formato naturale
Un obiettivo di questo tipo si alimenta con quello che avanza ogni mese, non con una somma disponibile in un'unica soluzione. Il piano di accumulo si adatta a questa realtà: importo fisso, data fissa, nessuna decisione da prendere al momento del versamento.
Il vantaggio non è tanto il prezzo medio d'acquisto — su cui i dati raccontano una storia più sfumata, approfondita nel confronto fra PAC e investimento in un'unica soluzione — quanto l'eliminazione della decisione ricorrente. Diciotto anni di scelte mensili discrezionali producono, statisticamente, molte più interruzioni di diciotto anni di addebito automatico.
Sui parametri operativi (frequenza, importo, strumenti idonei) c'è la guida su come funziona un PAC in ETF, mentre il confronto fra strategie PAC permette di simulare le diverse impostazioni.
Libretti postali, conti deposito e polizze
Sono gli strumenti che vengono proposti più spesso per questo obiettivo, e la ragione è comprensibile: nessuna oscillazione visibile. Vale però la pena distinguere due tipi di protezione.
- Libretti postali e conti deposito per minori. Capitale nominale protetto, rendimenti legati ai tassi del momento. Su diciotto anni il rischio dominante non è la volatilità ma l'inflazione: con una media del 2% annuo il potere d'acquisto di una somma ferma si riduce di circa il 30%. Il calcolatore della perdita di potere d'acquisto quantifica l'effetto su durate reali.
- Polizze vita e prodotti assicurativi dedicati ai minori. Uniscono una componente assicurativa e una finanziaria. I due elementi da leggere sono i costi complessivi indicati nel KID e le condizioni di riscatto anticipato, spesso penalizzanti nei primi anni.
- Buoni fruttiferi postali dedicati ai minori. Rendimento crescente con la durata e scadenza al compimento dei diciotto anni. Capitale garantito dallo Stato, con la stessa esposizione all'erosione reale degli altri strumenti a rendimento nominale contenuto. Due vincoli cambiano però la lettura del rendimento dichiarato: il rimborso prima dei diciotto anni riconosce soltanto lo 0,50% di interesse, azzerando gran parte del vantaggio della curva crescente, e la sottoscrizione è ammessa solo fino ai 16 anni e mezzo del ragazzo. Sul piano fiscale hanno invece un regime proprio, descritto nella sezione seguente.
Nessuno di questi strumenti è sbagliato in sé. Cambiano il profilo di rischio dell'insieme, e su un orizzonte così lungo la scelta fra protezione nominale e protezione reale è la decisione che pesa di più sul risultato finale.
Fiscalità e donazioni
Un dossier titoli intestato a un minore segue le regole ordinarie: 26% sulle plusvalenze (12,5% su titoli di Stato ed emittenti equiparati), imposta di bollo dello 0,20% annuo sul controvalore. Il regime amministrato è l'assetto più semplice perché l'intermediario opera da sostituto d'imposta; va però chiarito un punto che genera spesso confusione: l'impossibilità di compensare non dipende dall'assenza di redditi propri del minore, ma dalla natura dei proventi. I profitti degli ETF armonizzati sono redditi di capitale, mentre le minusvalenze sono redditi diversi: le due categorie non si compensano fra loro, per chiunque sia intestatario.
Il regime dei buoni fruttiferi e l'effetto ISEE
I buoni fruttiferi postali seguono regole diverse da un dossier titoli: gli interessi scontano un'imposta sostitutiva del 12,50% invece del 26%, i buoni sono esenti dall'imposta di successione e il bollo si applica solo se il valore complessivo di rimborso supera i 5.000 euro. Sono inoltre esclusi dal patrimonio mobiliare rilevante ai fini ISEE fino a 50.000 euro.
Quest'ultimo punto è quello che pesa di più per un nucleo con figli e viene quasi sempre omesso: un dossier titoli intestato al minore rientra nel patrimonio mobiliare del nucleo familiare e concorre all'ISEE, con effetti su rette scolastiche e universitarie, bonus e borse di studio. È uno dei pochi punti in cui i buoni hanno un vantaggio strutturale, e va messo sul piatto insieme al rendimento atteso.
Donazioni: franchigie, coacervo e forma
I trasferimenti di denaro fra genitore e figlio rientrano nella franchigia di un milione di euro, che vale per singola coppia donante-beneficiario, con aliquota del 4% sull'eccedenza. Fra donazioni ripetute allo stesso beneficiario opera il coacervo, ai soli fini dell'erosione progressiva della franchigia. Dal 1° gennaio 2025, invece, donazioni e successione hanno franchigie separate e indipendenti: chi ha già ricevuto donazioni in vita eredita comunque con la franchigia piena.
Un nonno che versa su un dossier intestato al nipote rientra nella stessa franchigia da un milione, perché la parentela è in linea retta. Fratelli e sorelle hanno una franchigia di 100.000 euro con aliquota del 6%; gli altri parenti fino al quarto grado e gli affini indicati dalla norma pagano il 6% senza franchigia; gli estranei l'8%. Resta valido, in tutti questi casi, quanto detto sopra sulla forma: la franchigia riguarda l'imposta, non la validità dell'atto.
Il rischio vero: cambiare idea a metà strada
Diciotto anni non si percorrono con una scelta iniziale ben fatta. Si percorrono attraversando i momenti in cui il piano sembra sbagliato: il ribasso del terzo anno, l'anno in cui un'altra asset class ha reso il doppio, il periodo in cui servirebbe quel denaro per altro.
L'elemento che fa la differenza, in questi passaggi, è avere messo per iscritto la ragione della scelta iniziale — a quale evento è destinato il capitale, quale oscillazione era stata messa in conto, in quali circostanze il piano può essere legittimamente interrotto. Una decisione documentata nel Diario si può rileggere; una decisione ricordata a memoria si riscrive da sola sotto pressione.
Vale anche la variabile che nessun calcolo cattura: la destinazione. Un capitale che a diciotto anni passa integralmente nelle mani di chi non ha mai partecipato alle decisioni ha un esito diverso da uno costruito raccontando, negli anni, come funziona. È il motivo per cui una parte del valore di questo piano è educativa, non finanziaria.
Un esempio illustrativo
Con un versamento mensile di 100 euro per diciotto anni il capitale complessivamente versato è di 21.600 euro. Ipotizzando un rendimento medio annuo del 6,5% al lordo della fiscalità, il montante teorico si colloca intorno ai 40.800 euro. Su questa cifra la plusvalenza è di circa 19.200 euro: applicando il 26% restano circa 35.800 euro netti, prima del bollo dello 0,20% annuo. Con 200 euro mensili le cifre raddoppiano.
Sono numeri illustrativi, non previsioni: i rendimenti passati non si ripetono in modo lineare e la sequenza dei rendimenti conta quanto la media. Servono a mostrare l'ordine di grandezza dell'effetto del tempo, che è la sola variabile realmente sotto controllo in questo tipo di piano. Il simulatore dell'interesse composto permette di ripetere il calcolo con i propri parametri.
Gli ultimi anni: quando l'orizzonte finisce
Tutta la logica di questo piano poggia su una scadenza nota. La stessa premessa, però, ha una conseguenza che spesso non viene tratta: la data si avvicina. Al quindicesimo anno l'obiettivo non è più a diciotto anni, è a trentasei mesi, e un ribasso del 30% in quella fase non ha più il tempo statistico di rientrare prima del momento in cui il capitale serve.
È lo stesso meccanismo che rende razionale l'esposizione azionaria all'inizio: la capacità di assorbire una discesa dipende dagli anni residui, non dal profilo dichiarato. Nella prassi dei piani a data certa la fase finale si gestisce riducendo progressivamente la quota volatile negli ultimi anni e spostando il capitale verso strumenti a bassa oscillazione, in modo graduale e non in un unico passaggio. Le percentuali e il numero di anni non sono un dato universale: dipendono da quanto il capitale è vincolato a una spesa precisa e da quanto sarebbe tollerabile riceverne meno.
Il punto operativo è il momento in cui la regola viene scritta. Decidere al quindicesimo anno, con il mercato in tensione, significa decidere sotto pressione. Fissare in anticipo — nel Diario e nelle regole operative — a quale distanza dall'obiettivo inizia la riduzione e con quale cadenza trasforma una decisione emotiva in un'esecuzione già presa.
Domande frequenti
È meglio intestare l'investimento al genitore o al figlio minore?
Sono due impostazioni con conseguenze diverse. Sul conto intestato al minore il capitale è giuridicamente suo e ogni disinvestimento non conservativo richiede l'autorizzazione del giudice tutelare; al compimento dei 18 anni ne dispone liberamente. Sul conto intestato al genitore la gestione resta libera, ma il capitale resta nel patrimonio del genitore e il passaggio al figlio avviene in un secondo momento: se si tratta di una somma rilevante, la giurisprudenza delle Sezioni Unite (Cass. 18725/2017) richiede l'atto pubblico notarile, perché il semplice bonifico per spirito di liberalità è nullo salvo il caso della donazione di modico valore.
Serve il giudice tutelare per vendere titoli intestati a un minore?
Per gli atti di straordinaria amministrazione sì: la vendita di strumenti finanziari intestati a un minore rientra di norma in questa categoria e richiede l'autorizzazione del giudice tutelare, con un'istanza motivata. Gli atti conservativi e i versamenti non la richiedono. È un vincolo che protegge il minore e che, in pratica, rende il conto al minore poco adatto a una gestione attiva.
Quanto serve versare ogni mese per i figli?
Non esiste una cifra corretta in assoluto: dipende dalla capacità di risparmio sostenibile nel tempo. L'elemento che incide di più su un orizzonte di diciotto anni è la continuità del versamento, non il suo importo iniziale. Un piano interrotto dopo tre anni produce meno di un piano più piccolo mantenuto fino alla fine.
Il libretto postale o il conto deposito per minori sono adatti a questo obiettivo?
Sono strumenti a capitale nominale protetto, quindi con oscillazioni assenti o minime. Su un orizzonte di diciotto anni il rischio dominante non è l'oscillazione ma l'erosione del potere d'acquisto: con un'inflazione media del 2% annuo, 100 euro fermi valgono circa 70 euro reali dopo diciotto anni. I buoni fruttiferi dedicati ai minori hanno però un regime proprio: interessi tassati al 12,50%, esenzione dall'imposta di successione, bollo dovuto solo oltre 5.000 euro di valore di rimborso ed esclusione dal patrimonio mobiliare ISEE fino a 50.000 euro. In cambio, il rimborso prima dei diciotto anni riconosce soltanto lo 0,50% di interesse e la sottoscrizione è possibile solo fino ai 16 anni e mezzo del ragazzo.
Quali imposte si pagano sui regali di denaro ai figli?
Le donazioni dirette fra genitore e figlio godono di una franchigia di un milione di euro, riferita alla singola coppia donante-beneficiario, oltre la quale si applica un'aliquota del 4%. I bonifici ordinari di modico valore rientrano nella normale prassi familiare, mentre i trasferimenti di importo rilevante richiedono l'atto notarile per non essere nulli. Fratelli e sorelle hanno una franchigia di 100.000 euro con aliquota del 6%; gli altri parenti fino al quarto grado pagano il 6% senza franchigia e gli estranei l'8%. Restano dovute le imposte ordinarie sugli investimenti: 26% sulle plusvalenze (12,5% sui titoli di Stato) e imposta di bollo dello 0,20% sul dossier titoli.
Cosa succede al piano negli ultimi anni prima dei diciotto?
L'orizzonte che giustificava l'esposizione azionaria si accorcia fino a diventare di pochi mesi. Un ribasso del 30% al quindicesimo anno non ha più il tempo statistico di rientrare prima della scadenza dell'obiettivo. Per questo la fase finale di un piano a data certa è, nella prassi, quella in cui la quota volatile viene ridotta progressivamente a favore di strumenti a bassa oscillazione. È una scelta che conviene definire in anticipo per iscritto, non nel momento in cui il mercato scende.
Un piano che sopravvive a diciotto anni
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